L'iniziativa è molto carina e seriamente bisognerebbe cominciare a fare attenzione a questa cose, anche nel quotidiano, ogni giorno, e non solo in una data prestabilita.
Io da parte mia voglio invece farvi leggere questo (lunghetto ma molto carino e interessante):
La svegliò il trillo del telefonino. Rispose con la voce ancora impastata dal sonno.
"Pronto"
"Che fai, dormi?"
"Sì, stavo dormendo. Perché, che ore sono?"
"Le undici. Ma allora non sai niente?"
"Niente cosa?"
"Il black out. Tutta l'Italia è al buio da questa notte. Tutta. Per fortuna ho una radiolina a pile, e ho potuto sentire il giornale radio."
"Ecco perché non mi sono svegliata. La radiosveglia non ha funzionato. Beh, meglio così. Avevo proprio bisogno di una bella dormita, con una giornata che mi aspetta. Tanto fra poco torna."
"No, fra poco non torna. Pare che il guasto sia gravissimo e ci vorrà parecchio tempo prima che possano ripararlo. Mettiti il cuore in pace; è probabile che non riescano a riattaccare la luce prima di questa notte. Meno male che è domenica.."
"Catastrofista. E poi, cosa vuoi che sia. Siamo riusciti a sopravvivere senza corrente elettrica per migliaia di anni; ci riuscirò anch'io per qualche ora. Ma che volevi dirmi?"
"Niente. Questo. volevo sapere come te la cavavi. Ci risentiamo più tardi. Ciao"
"Ciao"
Si girò per accendere la luce del comodino. Click. Niente.
"Già c'è il black out" pensò "Del resto, basta aprire gli scuri".
Uscì dalle coperte e trovò l'aria un pò troppo fresca per i suoi gusti.
"Che succede? Vuoi vedere che s'è guastato il riscaldamento? Di domenica, naturalmente."
Si avviò in cucina a controllare la caldaia. Spenta, come previsto.
"Maledetta sfortuna. Ci mancava pure questa. Fra poche ore la casa sarà gelida, col freddo che fa fuori."
Si fermò. Un dubbio le balenò nella mente. Si avviò di nuovo verso la caldaia.
"Vuoi vedere..."
L'intuizione era giusta. La luce di blocco della caldaia era spenta. Tutte le lucine erano spente. Non era guasta la caldaia; si era bloccata perché mancava la luce.
"OK.Meglio così, dopo tutto. Quando torna la luce ricomincerà a funzionare"
Si mise addosso una giacca di lana e si avviò verso i fornelli, per prepararsi il caffè. Movimenti automatici: gira la manopola, premi per fare scoccare le scintille, e via. E via cosa? Nessuna scintilla, solo puzza di gas. Provò di nuovo, con un'altra manopola. Niente scintille, e niente fiamma.
"Dio, anche questa. L'accensione elettrica"
Cominciò freneticamente a rovistare tutti i cassetti alla disperata ricerca di un fiammifero o di un accendino. Niente. Da nessuna parte. Maledisse il giorno in cui aveva deciso di smettere di fumare.
"D'accordo. Mi tocca vestirmi e scendere al bar, per prendere il caffè. Senza caffè non riesco a ragionare"
Cominciò a vestirsi, in uno stato d'animo che oscillava fra la rabbia e la depressione. anche perché le fu subito chiaro che il suo splendido appartamento panoramico al dodicesimo piano si era trasformato in una maledettissima trappola, con l'ascensore che non funzionava. Decise comunque di uscire, anche se ritornare a casa le sarebbe costato una bella fatica.
"Un momento. E se dopo essere scesa scopro che neanche la macchinetta per il caffè del bar funziona?"
Telefonò al bar. Confermato. Niente caffè.
"Calma. Ragioniamo" si disse."Non lasciamoci prendere dalla depressione. Oggi devo fare tantissime cose, in casa. La prossima settimana sarà un inferno, in ufficio"
Lo sguardo le cadde sul telefonino che aveva in mano, e vide che la batteria era ormai all'ultima tacca. Si alzò meccanicamente prese il carica batterie, lo collegò al telefonino e lo inserì nella presa. Mentre aspettava il segnale "in carica" un sorriso amaro le si dipinse in volto.
"Ma che carica. Non c'è luce. Bella idea quella di eliminare il telefono fisso, per risparmiare. E ora come faccio quando si scarica?"
Decise di spegnerlo, per usarlo solo in caso di necessità.
"Ora basta, Think positive. Una bella doccia calda e mettiamoci al lavoro. Bisogna avviare la lavabiancheria con il bucato di più di una settimana, fare andare la lavastoviglie, piena di piatti e bicchieri della cena di ieri sera con gli amici, dare una vigorosa passata di battitappeto e aspirapolvere in salotto, il tutto con un buon sottofondo musicale, stile film americani"
Si lasciò andare sul divano e scoppiò in singhiozzi. Il black out. Non poteva fare niente, neanche la doccia.
"Non è possibile, non posso lasciarmi prendere da una crisi depressiva per queste stupidaggini. Proprio io, donna impegnata, decisa, single per scelta. Ora basta. Un bel bicchiere d'acqua e via, riorganizziamo la giornata. Qualcosa di buono si deve poter tirare fuori da tutta questa storia. Vuoi vedere che è l'occasione per un magnifico riposo forzato?"
Si avviò in cucina e aprì il rubinetto. Un esile filo, qualche goccia, e poi basta: solo un sinistro gorgoglio.
"Oh c..., neanche l'acqua! Per forza, anche l'autoclave non funziona"
Per un attimo fu presa dal panico, ma subito si riprese. Anche perché cominciava a prendere il sopravvento un'altra sensazione, fisica, più forte: il freddo.
"Maledette case moderne. Me l'aveva detto il mio amico che studia queste cose: le strutture in acciaio e vetro - magari belle, bellissime a vedersi, per chi ha questi gusti - sono troppo leggere, e si raffreddano rapidamente se l'impianto si ferma. Se abitassi in una casa antica, con bei muri spessi, ci vorrebbero giorni prima di raffreddarsi così"
Indossò un altro pull-over e calzettoni da neve.
Aveva sete e un pò di fame. Aprì il frigorifero, dove per fortuna c'era una confezione di succo d'arancia e del latte. C'erano anche formaggi e qualche resto della sera prima. Non sarebbe morta di fame. E poi c'era il vino, che l'avrebbe aiutata a combattere il freddo.
Ormai era entrata nello spirito del naufrago nell'isola deserta.
Visto che il frigo non funzionava, ebbe cura di richiuderlo rapidamente, per mantenere il freddo. Poi ci ripensò, e la spalancò: tanto ormai la casa era altrettanto fredda- Aprì il surgelatore, ne tirò fuori tutto quello che era ricoperto di brina e lo mise in una pentola: sciogliendosi, la brina sarebbe diventata acqua da bere.
Poi si ricordò improvvisamente che, ai tempi in cui fumava, le avevano regalato un accendino orrendo, che si era premurata di nascondere in quel cassetto che lei chiamava il museo degli orrori e che conteneva tutti i regali terribili che non osava nemmeno riciclare. Lo trovò. Era scarico, ma faceva ancora la scintilla. Accese il gas e riscaldò alcuni avanzi.
Il pasto, sia pure frugale, la mise di umore migliore.
Trovò la forza di entrare in bagno, maleodorante per la mancanza d'acqua, poi andò in camera da letto a prendere una coperta, tornò in salotto, scelse un libro dallo scaffale, si stese sul divano avvolta ne bozzolo caldo, e si mise finalmente a leggere quel romanzo che da tanto stava in lista d'attesa, per mancanza di tempo.
Non tutto era negativo, nel black out.
Il primo impulso, infatti, era stato quello di accendere il televisore, per avere notizie; e poi, come sempre, avrebbe finito col rimanere incollata allo schermo presa da qualche stupido film. Oppure avrebbe preso il sopravvento il senso del dovere e avrebbe acceso il computer, per lavorare un pò. S'era fatto quasi buio, ormai, e non se n'era accorta, presa com'era dalla lettura.
Fece per alzarsi e accendere la luce. Poi balzò in piedi, presa dal panico.
"La luce! E' quasi sera e non ho neanche una candela, né una torcia elettrica. Dove diavolo trovo queste cose di domenica?Devo uscire, ma le scale sono al buio. E dove vado?Non conosco nessuno in questo palazzo. E poi, anche se bussassi, sconosciuta, chi mi aprirebbe, nell'oscurità?Io non aprirei."
Si tormentava le mani, angosciata, alla ricerca di una soluzione.
"Giorgio. Sì, Giorgio forse può suggerirmi qualcosa. E' lui che sa tutto del caldo, del freddo, dell'energia. E' un ingegnere. Solo lui può aiutarmi, forse, anche se non è in città"
Riaccese il telefonino.
E Giorgio infatti le diede la soluzione: una lampada primitiva, fatta con un piattino o altro contenitore leggermente convesso pieno di olio di oliva, in cui immergere un pezzo di cotone idrofilo arrotolato in modo da formare un grosso stoppino, con una delle estremità sporgente dal bordo. Bastava accendere questa estremità alla fiamma del gas (che si era preoccupata di lasciare accesa) ed ecco una funzionale lampada ad olio. E ne poteva fare tante, e tante ne fece. Era ormai sera, ma aveva la luce.
Faceva sempre più freddo. Le venne un'idea.
"E se accendessi tutti i fuochi e il forno, non potrei riscaldare la cucina?"
Detto fatto. Trasferì in cucina una poltrona, tutte le lampade a olio per illuminare. socchiuse la porta e si raggomitolò avvolta in una coperta. Era fatta. In breve tempo l'ambiente era caldo e, a suo modo, anche piacevole con quelle luci calde e tremolanti, seppure un pò puzzolenti.
"Ma guarda," si disse "mi sono ridotta nelle stesse condizioni in cui ci si trovava mille, duemila anni fa. Un fuoco sempre acceso, che serve per cucinare e per riscaldarsi, e delle lampade ad olio per illuminare. se voglio l'acqua devo portarla su a piedi; certo, in questo caso è acqua minerale e non quella della fontana, ma il concetto è lo stesso. E se il black out continuasse per giorni? Anche il cibo dovrei andare a comprarlo ogni giorno - il frigorifero non funziona - e portarlo su. E meno male che ho il gas, se no dovrei anche portare la legna. E la biancheria? Dovrei lavarla a forza di braccia; con quali attrezzi poi?Le stoviglie le ho lavate a mano tante volte: questo non mi preoccuperebbe. Poi dovrei scopare e spolverare dappertutto, battere fuori dalla finestra tappeti e tende con il battipanni (e chi ce l'ha più?). Non avrei più tempo per nient'altro. E sono sola. Pensa se avessi un marito e dei bambini"
Le venne di nuovo fame. Mangiò qualcosa, non facendosi mancare del buon vino. Era stanca, spossata, dalla tensione, non certo dalla fatica. Decise di andare a dormire. spense il forno e tutti i fuochi tranne uno, e si avviò in camera da letto. Il gelo, uscendo dalla cucina, la paralizzò. Il pensiero di spogliarsi tremando e infilarsi fra le lenzuola ghiacciate la indusse a un repentino dietrofront. Tornò nella calda e accogliente cucina, e dispose a passare la notte lì, avvolta nelle coperte, sulla poltrona.
Scivolò lentamente nel sonno, pensando: "Ma come diavolo facevano a vivere prima del gas, della luce elettrica, dei termosifoni, degli elettrodomestici, dell'acqua corrente, calda e fredda?Che vita era mai quella? Io ho tutte le apparecchiature che mi servono per vivere in modo infinitamente più confortevole, ma sono inanimate, morte. E cosa le anima? L'energia: elettricità, gas. Ma allora è vero che questa energia è importante anche per me, per la mia vita di ogni giorno; non è solo un concetto astratto. Petrolio, carbone, gas non sono minerali come l'oro e lo stagno, mi condizionano molto più pesantemente. Per questo si fanno ancora guerre per il petrolio. E se a causa di quello che chiamano il cambiamento climatico dovessimo essere costretti a rinunciare per sempre al petrolio, al gas. al carbone, dovremmo finire di nuovo al freddo e al buio? Dovrei saperne di più, su tutto questo"
Alle tre di notte la radiosveglia cominciò a lanciare frenetici bip.
Il black out era finito.
- Prologo di "Dalla caverna alla casa ecologica - Storia del confort e dell'energia", Federico M. Butera, Edizioni Ambiente -